Il piacere di regalare un libro ad uno sconosciuto

marzo 23, 2011 - Leave a Response

Dopo tanto, troppo tempo torno a scrivere, e lo faccio per parlare di una splendida iniziativa ideata da un mio amico, alla quale ho subito aderito con grande piacere.

Tutto è iniziato poco più di un anno fa, quando Alberto, per mezzo del suo blog, http://albyok.altervista.org/pensoscrivo/, invitò chiunque lo volesse a fare un gesto semplice quanto impensato: regalare un libro ad uno sconosciuto in un giorno prestabilito, ovvero il 26 marzo 2010.

Tra pochi giorni, Venerdì 25 marzo, si svolgerà il secondo capitolo di questa iniziativa, ormai nota a molti come “Leggere Leggere  Leggere”, così ho pensato di raccontare cosa ha significato per me parteciparvi l’anno scorso.

Appena lessi cosa aveva in mente Alberto pensai subito che fosse una grande idea. Anche io come lui prendevo il treno ogni giorno, e incrociavo per strada le stesse persone, ma mai una parola, un saluto, o un sorriso. Tutto questo a pensarci sembra una cosa piuttosto ridicola. Ma io non sono molto estroversa, quindi il mio secondo pensiero fu “seeeeeeeee e chi ce la fa a andare da uno sconosciuto e dirgli tieni ti regalo questo libro”?

Nonostante la mia scarsa convinzione, ho comunque contribuito a divulgare l’iniziativa tra amici e conoscenti, e ho visto crescere il numero e l’entusiasmo dei partecipanti in maniera esponenziale. Questa cosa oltre a convincermi che dovevo farcela, mi ha nutrita di una nuova speranza nelle persone. Era bello vedere in quanti riconoscessero e fossero disposti a combattere quella sorta di diffidenza verso il prossimo.

Così arrivò la mattina del 26 marzo e, come sempre, presi il treno dove incontrai Alberto che aveva già regalato il suo libro ad un signore seduto qualche sedile avanti ai nostri. Io ero agitatissima, e solo all’idea di cosa stavo per fare mi vergognavo tantissimo, ma ormai avevo deciso e l’avrei fatto. Decisi di aspettare di scendere  dal treno per entrare in azione, meglio farlo con una persona incontrata per strada, almeno potevo fuggire subito dopo aver portato a termine la mia missione.

Arrivata a Rifredi, appena uscita dalla stazione tirai fuori dal mio zaino il libro “L’amico ritrovato” che avevo appositamente scelto per l’occasione, e avevo in mente un unico pensiero: agire prima possibile! Perché non sapevo quanto avrei retto prima di rinunciare. Mi guardai intorno, alla ricerca di un essere umano di sesso femminile, perché con un uomo sarebbe stato ancora più imbarazzante, e senza pensarci troppo mi fiondai sulla sagoma di una ragazza girata di spalle, attirai la sua attenzione, e appena si girò ebbi subito il presentimento di aver sbagliato persona, ma il mio motto è “l’apparenza inganna” quindi le offrii il mio libro, spiegandogli il perché del mio gesto. Lei non accettò il mio libro, dicendo che non aveva alcuna intenzione di mettersi a leggere. Quando la vidi reagire in quel modo rimasi piuttosto sconvolta, sembrava quasi che le avessi offerto una pistola per andare a uccidere gente a caso, o che volessi mettergli in mano qualcosa di incandescente. Quindi l’ho salutata e mi sono allontanata, pensando che sapevo si che l’italia non è un paese pieno di lettori, ma non credevo che un libro potesse spaventare a tal punto.

Senza pensarci troppo mi sono subito lanciata alla ricerca di un secondo potenziale destinatario per il mio libro. Di nuovo una ragazza. Di nuovo un no. Ma stavolta credo che il problema non sia stato l’odio per la lettura, quanto la paura che volessi venderle qualcosa. Lei infatti è letteralmente scappata dicendo che era di fretta.

Dopo il secondo rifiuto ero abbastanza demoralizzata. A quel punto ho chiamato Alberto, e gli ho detto: “io c’ho provato! Due volte! Ma non lo vuole nessuno!” Lui incredulo mi ha risposto di riprovare, che la strada era piena di sconosciuti e sicuramente avrei trovato quello giusto.

A quel punto ho proseguito la strada verso l’università, e prima di riprovare a regalare il libro ho deciso di guardarmi un po’ intorno, per scegliere bene una faccia che m’ispirasse. È stato a quel punto che ho visto camminare verso di me una signora, e mi son detta che era quella giusta, così l’ho fermata e le ho offerto il mio libro. Lei l’ha accettato molto volentieri , dimostrandosi molto incuriosita e positivamente stupita dal mio gesto ed io finalmente ero soddisfatta, il sorriso della signora mi ha fatto dimenticare anche i due rifiuti precedenti!

Adesso non mi resta che aspettare che sia venerdì per poter ripetere questa esperienza, dalla quale mi sono sentita arricchita. Questa volta regalerò “Novecento”, che ho acquistato proprio stamani, ma non ho idea da chi lo riceverà, ancora una volta seguirò l’ispirazione del momento!

Pillole di saggezza dal Piccolo Principe

giugno 20, 2009 - Leave a Response

Oggi ho deciso di parlarvi de  “Il piccolo principe” di Antoine De Saint Exupéry. Io personalmente credo che sia uno dei più bei libri sull’amicizia e sull’amore che ho letto, in quanto parla di fiducia, lealtà, sincerità e quant’altro io ritengo fondamentale per avere un rapporto duraturo. Inoltre penso che sia un libro che si può leggere a tutte le età riuscendo a trovarvi ogni volta sfumature diverse.  Per questi motivi ho deciso di riportare in questo articolo alcune “pillole di saggezza” tratte da questo libro, con la speranza che chi non l’ha ancora fatto, preso dalla curiosita decida di leggerlo.  Buona lettura!!! 😀

 

 

“- Che cosa vuol dire addomesticare? – è una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…”

 

“Ma se tu mi addomestichi, noi avremo0 bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo.”

 

” – Che cos’è un rito? – E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore.”

 

“Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”

 

“Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo…” 

 

 

Inconsapevoli bugiardi

giugno 19, 2009 - Leave a Response

Girellando per medal.org ho avuto la fortuna di capitare in una pagina che ha catturato la mia attenzione anche se non presentava propriamente un algoritmo.  Parlava di persone che confessano crimini che non hanno mai commesso. Le motivazioni  che possono portare a ciò sono varie: alcuni lo fanno per il desiderio di apparire sulle pagine dei giornali o di impressionare qualcuno; altri non riescono a distinguere la realtà da ciò che è frutto della loro fantasia a causa di disturbi psichiatrici, altri ancora sono spinti da forti sensi di colpa accompagnati da uno stato di profonda depressione, altri infine cercano soltanto di proteggere una persona cara, che è la vera responsabile. Ma come si suol dire le bugie hanno le gambe corte, ci sono infatti vari fattori che permettono di svelare la falsità di queste confessioni. Spesso risulta che il finto colpevole è affetto da disturbi psichici, oppure si ha la certezza che questa persona al momento del crimine si trovava in un luogo diverso da quello del delitto. Altre volte chi confessa il crimine dimostra di non avere coscienza di quanto sia successo, o di averne soltanto per quei particolari che sono stati riportati dai giornali. Infine la mancanza di prove porta a mettere in discussione certe confessioni. Comunque le persone che fanno confessioni false di questo tipo sono convinte di aver commesso crimini dei quali non sono minimamente responsabili.

Riflettiamo sul copyright

aprile 22, 2009 - Leave a Response

Devo ammettere che il copyright è un bell’argomento sul quale riflettere: interessante quanto difficile da trattare. Comunque proverò ad esprimere la mia opinione a riguardo. Sono dell’idea che le norme che regolano  il copyright oggi avrebbero bisogno di essere riviste. I diritti d’autore dovrebbero essere uno strumento per tutelare la cultura, ma in realtà ritengo che stiano diventando un forte impedimento alla sua divulgazione, perché i prezzi di dischi, dvd libri  sono così alti da spingere i consumatori ad indugiare sull’acquisto. Se non andiamo incontro ad una rivisitazione di queste norme,  rischiamo che la cultura diventi un lusso concesso ai pochi che se lo possono permettere, mentre tutti gli altri saranno costretti a rinunciarvi o diventare irrispettosi delle leggi. Mi rendo conto che la mia previsione risulta un po’ catastrofica, ma in certi casi enfatizzare il concetto aiuta a renderlo più chiaro.

Il coloboma

aprile 16, 2009 - Leave a Response

Nel primo semestre, quando abbiamo svolto il tirocinio del primo anno, io sono stata assegnata al reparto oculistico, insieme alla mia compagna di corso Sabrina. Passavamo la maggior parte del tempo al pronto soccorso oculistico, dove un giorno abbiamo assistito alla visita di un signore che presentava un coloboma dell’iride. Noi non sapevamo cosa fosse, ma i medici e gli infermieri ci spiegarono in breve che il caso del signore era molto raro e ci permisero di osservarlo attraverso i loro strumenti diagnostici. Grazie a pubmed ho potuto trovare altre informazioni riguardo questa malattia, e devo ammettere che la ricerca non è stata molto difficoltosa, anche se è da poco che utilizzo questo motore di ricerca. Il coloboma è una malformazione che colpisce l’occhio e a seconda delle strutture che va a invadere può portare conseguenze più o meno gravi alla vista. Se rimane limitato all’iride, come nel caso del paziente che ho avuto la possibilità di osservare, non da problemi alla visione, ma se va a toccare anche la retina e il nervo ottico la vista sarà fortemente influenzata.

Coltivare le connessioni

marzo 31, 2009 - Leave a Response

Dopo aver letto l’articolo del prof. Formiconi vorrei fare alcune riflessioni. Per quanto riguarda il sistema scolastico riconosco che indubbiamente presenti dei limiti, che per certi versi sia troppo rigido, e che ci abbia abituato a vivere secondo schemi che spesso non riusciamo a dimenticare, facendoci anche sentire  un po’ disorientati di fronte al nuovo, tuttavia non posso rinnegare quello che è stato il mio vissuto personale. Ritengo di essere stata fortunata per aver incontrato professori che sono stati capaci di coinvolgere i propri alunni mettendo del loro in ciò che facevano e insegnavano. Il loro obiettivo primario infatti oltre a fornirci le conoscenze che ritenevano più utili per il nostro percorso era renderci individui liberi di fare le proprie scelte e di informarci responsabilmente.

Un altro spunto di riflessione è stato la visione di internet come una rete di nodi anziché una gerarchia. Internet ormai è alla portata di tutti, ma mi resta ancora difficile cercare connessioni che si possano definire amicizie, con persone che conosco solo nel web. Per me internet è un ulteriore possibilità per mantenere contatti con le persone, ma non basta per conoscersi, bisogna anche confrontarsi di persona per carpire ogni sfumatura.

Delicious

marzo 25, 2009 - 3 Risposte

Finalmente ho creato il mio account  su delicious! Sinceramente non lo conoscevo, e devo ammettere che non sono solita nemmeno salvare i miei “preferiti” di internet. Fino ad oggi ho sempre confidato nella mia memoria per ricordarmi i siti che più mi piacciono. Quando invece mi è capitato di dover cercare qualche informazione nel web mi sono affidata ai motori di ricerca più conosciuti,  google in particolare, che è quello che preferisco. Da questo punto di vista immagino, o almeno spero, che grazie al mio ingresso nel regno di delicious  riuscirò a diventare un utente di internet un minimo più organizzata e razionale. Un altro aspetto di questa esperienza che non voglio sottovalutare  è che grazie a delicious potrò curiosare tra i bookmarks dei miei compagni. Immagino che questo sarà un modo molto curioso e divertente per conoscerci un po’ meglio. Ho sempre pensato che sapendo cosa piace a una persona ci si possa fare un’idea della sua personalità. A questo scopo di solito indago su quali siano i gusti in fatto di musica, film o libri ma chissà se potrò riscontrarlo anche per quanto riguarda i siti web? Ai posteri l’ardua sentenza!

Il commercio equo e solidale

marzo 15, 2009 - Leave a Response

 

Conoscete tutti il commercio equo e solidale? Io per circa sette anni ho fatto parte insieme ad altri ragazzi del gruppo equo e solidale di Montelupo Fiorentino, il paese dove abito. La nostra attività consisteva nel partecipare ai mercatini che vengono fatti una domenica al mese nel centro del paese allestendo un “banchino” per la vendita dei prodotti e la promulgazione delle campagne promosse dal commercio equo e solidale. Per un paio d’anni abbiamo anche tenuto aperto tutti i sabati pomeriggio un piccolo negozietto. Infine offrivamo ai clienti la possibilità di acquistare delle ceste natalizie fatte da noi con i prodotti alimentari che vendevamo, da regalare a parenti amici e questa iniziativa ogni anno raccoglieva un grande successo.

L’anno scorso purtroppo per motivi di forza maggiore abbiamo dovuto terminare la nostra attività, ma mi faceva piacere raccontarvi in breve questa realtà che ho vissuto in prima persona. Se avrete la pazienza di leggere qualche riga cercherò di spiegarvi in cosa consista questo progetto e quali siano i suoi obiettivi.

Il Commercio equo e solidale è una partnership commerciale basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che mira ad una maggiore equità nel commercio internazionale. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali a produttori svantaggiati e lavoratori, in particolare nel Sud del mondo, e garantendone i diritti. Le organizzazioni del commercio equo, come il gruppo al quale ho partecipato, col sostegno dei consumatori, sono attivamente impegnate a supporto dei produttori, in azioni di sensibilizzazione e in campagne per cambiare regole e pratiche del commercio internazionale convenzionale.

Molto schematicamente gli obiettivi del commercio equo e solidale sono:

·       Migliorare le condizioni di vita e il benessere dei produttori;

·       Promuovere opportunità di sviluppo per i produttori svantaggiati;

·       Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento;

·       Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto della dignità umana e accrescere la consapevolezza dei consumatori;

·       Proteggere i diritti umani;

·       Favorire la creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste;

·       Favorire l’incontro tra consumatori critici e produttori dei paesi economicamente meno sviluppati;

·       Sostenere l’autosviluppo economico e sociale;

·       Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela dell’ambiente, promuovendo campagne per il cambiamento delle regole e delle pratiche del commercio internazionale convenzionale;

·       Promuovere un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali.

Personalmente credo in questo progetto perché ritengo che sia importante che tutti noi ci preoccupiamo del disequilibrio economico mondiale e non pensiamo di essere estranei a questo problema. Molti potranno pensare che non sarà certo l’acquisto di un prodotto equo e solidale che potrà cambiare… ma a tale proposito io credo fermamente che è proprio grazie ai piccoli passi che si possono fare grandi imprese. 

 

 

 

 

 

Mi presento…

marzo 12, 2009 - Leave a Response

Io e BirbaSalve a tutti!!!

Visto che non l’ho ancora fatto credo sia arrivato il momento di dirvi chi sono… Mi chiamo Giada, ho venti anni e come molti di voi che visitate questo blog sono una studentessa del primo anno della facoltà di medicina e chirurgia di Firenze. Questo è il mio primo blog, in realtà ne avevo già creato uno su windows live, ma dato che non è facilmente accessibile a tutti, eccomi qua…

Non so ancora dirvi con precisione di cosa tratterà questo blog,  perché fondamentalmente non ho scelto un tema vero e proprio.

Credo che molto semplicemente di volta in volta scriverò quello che mi passa per la testa sperando di non diventare troppo noiosa (in caso vi prego di avvertirmi). Penso che continuerò anche a condividere con voi alcuni testi che ritengo interessanti come ho già fatto con la poesia di Primo Levi. Alcuni di voi si saranno chiesti perché abbia scelto di pubblicarla sul mio blog: il motivo è che questa poesia fin dalla prima volta che l’ho letta mi ha colpita molto. Penso che nella poesia “Se questo è un uomo” Primo Levi trasmetta un messaggio molto attuale all’intera umanità. Avere ben presente cosa è successo nel passato è molto importante affinché non si realizzino nuovamente avvenimenti tanto tragici. A questo punto penso che sia arrivato il momento di salutarvi per ora, altrimenti rischio di dilungarmi troppo. Spero che tornerete presto a curiosare tra le cose che scrivo e magari che lasciate anche qualche vostro parere.

A presto,

Giada

 

 

Primo Levi, Se questo è un uomo

marzo 5, 2009 - Leave a Response

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che tovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è  un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.